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L'orma editore è una casa editrice indipendente di Roma

L’orma editore, mobilis in mobile

16/10/2023
Reading time: 9 minuti
L’orma editore, fondata nel 2012 a Roma, ha portato in Italia alcune delle voci più vive del panorama letterario di lingua francese e tedesca, prestando particolare attenzione alla traduzione e alla cura di ogni titolo. Tra i suoi grandi successi il premio Nobel per la Letteratura 2022, Annie Ernaux.

Articolo pubblicato su blurb! #06 – Maggio 2022

La letteratura contemporanea ha un compito antico: mostrarci quello che abbiamo sotto gli occhi.
A questo grido approda in libreria, il 4 ottobre 2012, L’orma editore – fondata e diretta da Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi –, con i suoi primi libri: Prima di scomparire di Xabi Molia e Notizie dal migliore dei mondi di Günter Wallraff.

La missione è portare in Italia alcune delle voci più vive del panorama letterario di lingua francese e tedesca, prestando una particolare attenzione alla traduzione e alla cura di ogni titolo. La collana di narrativa con cui si apre il catalogo si chiama Kreuzville, il cui nome è una crasi di Kreuzberg e Belleville, due quartieri – rispettivamente di Berlino e Parigi – simbolo della stratificazione umana e del fermento culturale della nostra epoca.

A inaugurare le pubblicazioni c’è anche la fortunata collana dei Pacchetti. Piccoli libri pronti per essere spediti grazie a un innovativo allestimento tipografico, contenengono percorsi negli epistolari di alcune delle massime menti di tutti i tempi.

Nel novembre 2013, per le cure di Matteo Galli, prende avvio la Hoffmanniana, l’opera omnia di E.T.A. Hoffmann, il grande narratore romantico di sogni e incubi.

Nel febbraio 2014 esce Il posto di Annie Ernaux, primo titolo della collana Kreuzville Aleph, dedicata ai nomi fondativi della nostra contemporaneità letteraria. Inizia la pubblicazione di un’autrice decisiva, che anche grazie alle pluripremiate traduzioni di Lorenzo Flabbi verrà riconosciuta pure in Italia come una voce imprescindibile della letteratura di oggi.

Poco dopo, nel marzo 2014, è la volta dell’opera-mondo I giorni e gli anni di Uwe Johnson, l’altro grande libro – stavolta tedesco – su cui si è fondato il progetto de L’orma editore. (Tra gli altri grandi nomi che verranno accolti in questa collana ci sono Bertolt Brecht, Simone de Beauvoir, Julien Gracq, Roland Barthes, Anna Seghers, Marcel Aymé, René Barjavel, Antoine Volodine e Eduard von Keyserling).

Nel frattempo si apre la nuova serie di fuoriformato, a cura di Andrea Cortellessa. Nel luglio 2016 arriva il Premio Strega Europeo per Gli anni di Ernaux: un grande riconoscimento a uno dei nostri libri più importanti, forse anche il più bello, sicuramente (in una splendida e rara sovrapposizione di qualità e popolarità) il più venduto.

Nel maggio 2019 parte la collana I Trabucchi, dedicata ai testi italiani.
Nella primavera 2020, infine, L’orma editore travalica le Alpi e inizia a pubblicare anche nel mercato fracofono con la sigla delle Éditions L’orma. In particolare, a venire esportati sono i Pacchetti, che in lingua francese divengono Les Plis: ovvero plichi postali da spedire grazie alle funzionali pieghe della sovraccoperta.
Questa, in estrema sintesi, la nostra storia. Mais ce n’est qu’un début.

Lo staff de L'orma editore, casa editrice indipendente di Roma.
Lo staff de L’orma editore, da sinistra: Beatrice, Delphine, Elena, Nicolò, Marco, Massimiliano, Lorenzo

In principio era la traduzione

In principio era la traduzione, ogni origine è fin da subito spuria, mescolata, l’identità è un guazzabuglio, faticoso – certo – ma anche variopinto. E di questo a L’orma editore ne eravamo consapevoli fin da quando L’orma era ancora un’idea piena di slanci e astratti furori confinati tra i braccioli di un divano blu in un appartamento berlinese.

Rimuginando sulla nascita di una possibile casa editrice votata a “tradurre in Italia quello che si muove in Europa”, agli editori è parso sempre più chiaro quanto l’idea di una Repubblica delle Lettere – concetto nobile e antico – fosse qualcosa di reale soprattutto oggi che la letteratura ha sempre meno confini linguistici e culturali.

La letteratura in ogni sua sfaccettata manifestazione rappresenta infatti il tentativo dell’essere umano di parlare in quella lingua perfetta in cui tutto è dicibile e comprensibile. Ma in nessun singolo testo può esistere la perfezione. Lo sanno forse gli autori – e per questo continuano a scrivere –, lo sanno forse i lettori – e per questo continuano a leggere –, ma di sicuro lo sanno i traduttori, e per questo si dannano e vivono intere giornate nella solitudine delle scelte non prese, delle strade non battute.

Ma che cosa significa tradurre un testo letterario?
Si tratta di un’attività che richiede un continuo sforzo lessicologico, un esercizio di stile e di forma, la capacità di scegliere il termine più adatto tra due idiomi spesso non sovrapponibili. Tradurre vuol dire prendersi la responsabilità di scegliere; di sapere che la distanza tra due culture è probabilmente incolmabile; di usare la propria creatività e una giusta dose di accoglienza, quella necessaria a rendere nella lingua di approdo il contesto sociale e letterario in cui un’opera si origina.

Walter Benjamin ha scritto un saggio breve e vertiginoso dal titolo Il compito del traduttore, in cui si ipotizza l’esistenza di una lingua pura che presupponga tutte le lingue del mondo, una lingua appartenente all’Oltrestoria, della quale tutte le lingue storiche non sono che frammenti. Se immaginiamo tale lingua come una nuvola babelica posta all’estremità del cielo visibile, possiamo allora dire, citando Svetlana Geier (traduttrice tedesca di Dostoevskij), che chi traduce deve farlo “a naso alzato”. Si legge l’originale, si leva la faccia a scrutare il cielo e si ripiomba a capofitto nel mondo della propria lingua.

Questo perché la traduzione è sempre la testimonianza di un’esperienza di lettura. Il traduttore non è infatti invisibile e neutrale, ma è un soggetto che fornisce la propria interpretazione. Quindi prima di tutto dev’essere un lettore attento e profondo per rispettare le intenzioni dello scrittore restituendole quanto più si può. L’amore, anche quello per un libro, non è prevaricazione.

P.S. E noi, a questa cosa della traduzione, crediamo così tanto da aver deciso di mettere una biografia di chi ha tradotto ogni testo nella bandella che ospita anche quella dell’autore di turno, e di chiudere ogni libro della collana Kreuzville con una sua traduzione scacchistica, perché “le combinazioni sulla scacchiera, inesauribile tavola generatrice di narrazioni, sono pressoché infinite, proprio come quelle della letteratura”.

La scrittrice Annie Ernaux, premio Nobel per la Letteratura nel 2022, al Premio Strega Europeo nel 2016.
La scrittrice Annie Ernaux, premio Nobel per la Letteratura nel 2022, al Premio Strega Europeo nel 2016

Ciascuna delle tre collane di narrativa de L’orma editore reca, in apertura di ogni libro, una specie di manifesto. Eccone i testi.

Kreuzville
Quando esprime se stesso, uno scrittore esprime sempre il proprio tempo. Kreuzberg a Berlino, Belleville a Parigi, due quartieri simbolo della stratificazione umana e del fermento culturale della nostra epoca, fusi in un unico nome per libri che danno voce all’immaginario della nuova Europa. Kreuzville, testi a picco sul reale che attingono alle enormi fucine di Francia e Germania: romanzi che incalzano il mondo con le armi dello stile e della lingua, saggi urgenti, di forte impatto, che illuminano e rivelano le tendenze e le derive della società che siamo e viviamo. La letteratura contemporanea ha un compito antico: mostrarci quello che abbiamo sotto gli occhi.

Kreuzville Aleph
La Kreuzville Aleph (sorella maggiore della Kreuzville, la collana di letteratura francese e tedesca del XXI secolo) raccoglie opere e autori cruciali della cultura moderna per ricostruire il paesaggio vivace, luminosissimo, a tratti segretamente insidioso, del nostro passato. Per Borges l’Aleph era “il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”; così questi testi contengono in nuce tradizioni, ragioni e furori alle fonti del contemporaneo.

I Trabucchi
Un trabucco è una macchina da pesca che un uomo solo non basta a manovrare, una tecnologia artigiana che presuppone una comunità operosa capace di trasformare il paesaggio in ingegno e condivisione. La collana I Trabucchi getta le reti nelle acque della letteratura italiana per raccogliere voci e storie che catturino il mondo con sguardo mobile e nessuna passione spenta. Sempre in dialogo con la Repubblica delle Lettere europea e internazionale, I Trabucchi si muovono in spazi ibridi, tra ri­trovamenti del patrimonio novecentesco e libri formati e deformati dal presente. Vedette protese verso gli orizzonti del nostro tempo, guardano il mare aperto come se fosse un approdo.

I tre libri de L'orma editore selezionati per la Box 06 di Romanzi.it
I tre libri de L’orma editore selezionati per la Box 06 di Romanzi.it

I tre romanzi della Box 06 dedicata a L’orma editore (raccontati dall’editore)

Abbiamo chiesto allo staff de L’orma editore di raccontarci i tre romanzi selezionati per la Box 06 (ormai esaurita) dedicata a questa raffinata casa editrice indipendente.

Tre libri come tre modi di guardare il mondo: la Storia, la poesia, l’avventura. Ve li raccontiamo in tre momenti parigini.

Parigi 1937. Al tavolino di un caffè Irmgard Keun e Joseph Roth fanno le “Olimpiadi della scrittura”: gareggiano per chi sarà in grado di riempire più pagine in dodici ore di lavoro letterario. In quelle giornate forsennate, mentre l’Europa sta per sprofondare nella guerra, l’autrice tedesca – famosa in patria per le sue eroine scanzonate e indipendenti – scrive il suo libro più ambizioso, Dopo mezzanotte, racconto di due giorni fatali nella vita di una ragazza che è anche una delle prime descrizioni romanzesche dell’asfissiante società nazista. Come è stato detto, un libro sulla banalità del male ben prima che ne venisse coniata l’espressione.

Parigi 1984. Convinto che la fantascienza sia l’erede della grande epica, René Barjavel, autore di alcuni capolavori della science fiction europea e mondiale come Sfacelo, Il viaggiatore imprudente e La notte dei tempi, decide di rendere omaggio a quella sempiterna fonte di racconti che è il ciclo della Tavola Rotonda. Con le sue formidabili capacità affabulatorie si concentra sulla multiforme figura di Merlino e compone Il mago M., un romanzo-fiume, iridescente di incantesimi e armature, che ha la forma stessa dello stupore.

Parigi 1950. L’accademia Goncourt assegna il premio più prestigioso di Francia a La riva delle Sirti di Julien Gracq. L’autore, che mal digerisce scuole e salotti letterari, rifiuta il riconoscimento suscitando grande clamore. Sarà il primo e unico scandalo in una vita appartata divisa tra l’insegnamento di geografia a scuola e la scrittura della prosa più perfetta del Novecento francese, scrittura che ha forse il suo apice espressivo in Libertà grande, raccolta di sogni, visioni poetiche e viaggi immaginari in terre sperdute. Ogni pagina è una vertigine della lingua, da centellinare come un vino d’annata.

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Nicola Piccoli

Appassionato di narrativa, soprattutto americana, saggi storici, cinema, musica e sport. Tra i miei scrittori preferiti Hemingway, Steinbeck, Fante, Carver, Vonnegut, Capote, Ellroy, Richler. Sono cofondatore di Romanzi.it in cui mi occupo di comunicazione e ufficio stampa.

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