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Il meglio dell’editoria indipendente

Conosciamo Utopia Editore casa editrice indipendente

Utopia Editore, oltre la polvere

11/10/2023
Reading time: 8 minuti
Utopia è una casa editrice indipendente fondata a Milano nel 2020. Si caratterizza per una rigorosa selezione di letteratura di qualità, italiana e straniera, come anche per la volontà di intercettare idee e gusti nel mondo alla ricerca di una verità.

Intervista pubblicata su blurb! #05 – Marzo 2022

Per conoscere Utopia Editore, blurb! ha intervistato Gerardo Masuccio, direttore editoriale della casa editrice.

Nessuno è obbligato all’impossibile e così, quando ho deciso di fondare una casa editrice che selezionasse solo libri di un certo valore letterario, la scelta del nome è caduta su Utopia. Era il gennaio del 2020 e non prevedevo le complicazioni che questo nuovo decennio avrebbe portato con sé. La sospensione delle fiere, degli eventi e dei salotti letterari, la chiusura – a volte definitiva – delle librerie, i nuovi freni alla concorrenza, il vertiginoso rincaro del prezzo della carta.

Se nessuno è obbligato all’impossibile, mi sono detto, chi vive al servizio della letteratura deve votarsi all’utopia. Ci ho creduto fermamente e, oggi, a due anni dalla fondazione, Utopia è una delle piccole case editrici che crescono più velocemente in Italia. Dialoga con i maggiori interlocutori internazionali nell’acquisizione dei diritti, collabora con traduttori e curatori raffinati, gode di una distribuzione capillare in tutte le librerie del paese e di una costante attenzione della stampa nazionale.

Il merito non è mio. È di tutte le persone che hanno assecondato questa idea all’apparenza anacronistica, investendo fiducia, tempo ed energie. Degli eredi di Massimo Bontempelli e Camilo José Cela, per esempio. Un premio Strega e un premio Nobel che, pian piano, opera dopo opera, Utopia sta portando in libreria. Al posto loro, diffidente come sono, non avrei mai ceduto a un giovane editor i diritti d’autore.

Ora Utopia vende migliaia di copie dei loro libri, ma chi si è affidato a me, all’inizio, ha creduto nel progetto di una casa editrice senza catalogo, che cresceva nella mia mente mentre, tutto intorno, il mondo restava immobile. È merito di Magì Scanziani, la vedova di Piero, che ha permesso a Utopia di riportare in libreria opere come Avventura dell’uomo ed Entronauti.

È merito degli studiosi che hanno guidato la redazione nel lavoro su Grazia Deledda e Sigrid Undset, due delle prime donne a imporsi a livello internazionale per la propria narrativa, oltre cent’anni fa. Ma anche dei traduttori e dei consulenti che mi permettono di leggere lingue che non conosco. Utopia sta lavorando sul vietnamita, sul tamil, sull’uzbeko, sul curdo, sul farsi, con sorprese quotidiane che mi convincono sempre di più che, oltre i confini del mondo già esplorato, l’essenza riposi al margine.

Lo staff di Utopia Editore
Lo staff di Utopia Editore

Lo insegna Anne Carson, una delle autrici di punta di questo giovane catalogo, quando ricorda che la poesia, così trascurata nel corso della vita, è l’imperduto per antonomasia, ciò che sopravvive quando tutto viene dimenticato.

Che siano mediocri o eccellenti, gli uomini sono sepolti dal tempo: muore il contadino, che più di tutti ha ascoltato la terra, contemplando i ritmi della natura, e che ha curato il grano che ci ha tenuti in vita; muore il fornaio che per anni ci ha sorriso con le mani bianche di farina e la cui veglia si è convertita nella nostra salute; muoiono il commercialista e l’avvocato che lo hanno aiutato con i conti e i contratti, così preziosi, così colti. Su tutti si stende, inesorabile, il velo dell’oblio. Li ricordano i loro figli, i loro nipoti, qualche amico sincero. Li ricordiamo noi, grati e distratti, nelle rare intermittenze del cuore.

Ma è ancora una volta questione di tempo, prima che tutto si perda. L’arte, no. La letteratura, no. E nelle parole di Anne Carson, che ogni anno tiene tutti col fiato sospeso nei giorni dell’assegnazione del Nobel, eccentrica e sublime com’è, anch’io ritrovo il senso del mio lavoro. Ho la certezza che questi libri dureranno più di me. E mi dedico a Utopia con la devozione che si riserva a ciò che parlerà per noi, quando noi non potremo più parlare.

È per questo che mi occupo di libri, perché le utopie dell’oggi sono le certezze del sempre e perché, silenziosa per tutta una vita, la voce della letteratura riemerge sempre quando il fragore della banalità si fa silenzio. E, sempre, è un boato.

Vale per la danese Naja Marie Aidt, che ha raccontato in un libro toccante la morte di suo figlio Carl, per la mauriziana Ananda Devi, che intreccia le infanzie traumatiche di un gruppo di giovani della sua Port Louis, per la brasiliana Beatriz Bracher, che scompone e riordina i ricordi di tre generazioni in una saga familiare d’avanguardia. Ciascuna di loro mi parla con una tale intensità che nessuna rivoluzione antropologica potrà archiviarne la scrittura. Finché l’uomo sarà uomo, quelle parole saranno d’ispirazione.

È così che, opera dopo opera, Utopia sta per portare in libreria il suo quindicesimo volume, mentre i collaboratori e la redazione – ragazzi giovanissimi, menti lucide, non funzionari anonimi e grigi – sono al lavoro sui trenta titoli successivi. Un lavoro certosino, nel mondo e mai del mondo, che intercetta idee e gusti, alla ricerca di una verità.

Migliaia di lettori si sono commossi per le pagine oniriche, a tratti deliranti, di Hassan Blasim, uno dei maggiori romanzieri arabi di oggi, rifugiato iracheno che parla con il Palomar di Calvino e intervista i morti, mentre prova a ritrovare se stesso in un’Europa cinica. Altrettanti leggono e rileggono la storia di un uomo che rimane imprigionato nel corpo di un bambino, nel romanzo uzbeko di Hamid Ismailov.

Ciascuna di queste storie è un capitolo di un’opera più grande, ossia il catalogo della casa editrice.
Perché i caratteri, la carta, i colori delle copertine sono parte integrante dell’opera letteraria e perché, in un’epoca in cui tutto vale l’equivalente del proprio corrispettivo economico, l’editoria è arte di per sé e, come tale, non è il mezzo formale, ma la sostanza, non è polvere negli anni, ma è sempre oltre il tempo. O è vana.

I tre romanzi di Utopia Editore selezionati per la Box 05 di Romanzi.it
I tre romanzi di Utopia Editore selezionati per la Box 05 di Romanzi.it

I tre romanzi della Box 05 dedicata a Utopia Editore (raccontati dall’editore)

Abbiamo chiesto a Gerardo Masuccio, direttore editoriale di Utopia Editore, di presentarci i tre romanzi che abbiamo selezionato per la Box 05 (ormai esaurita) dedicata alla loro casa editrice.

Sui tre libri che Romanzi.it ha selezionato avrei molto da dire. Sono opere del cuore, per me e per tutta la redazione, sono libri che non perdono forza nell’essere tradotti (dunque, nel rivolgersi al lettori che sono nati e vivono in continenti diversi da quello di chi scrive) o nell’essere riproposti a distanza di decenni. Come la vera letteratura deve, vivono oltre lo spazio e oltre il tempo.

Il figlio di due madri di Massimo Bontempelli è un classico. Qualche illustre recensore ne ha scritto come di uno tra i romanzi più importanti del novecento italiano. Bontempelli è stato a lungo trascurato per ragioni politiche (per molti anni fu vicino al regime, benché sia stato poi l’unico, tra quasi mille docenti, a rifiutare una cattedra universitaria che i fascisti avevano sottratto a un collega ebreo); certi pregiudizi possono appannare anche la genialità. In piena linea con i principi del realismo magico, di cui fu capofila, il suo romanzo racconta una storia di reincarnazione.

Un bambino che, a sette anni dalla morte di un altro bambino, perde la propria coscienza e confonde se stesso con l’altro, pur non avendolo conosciuto. È uno scherzo? È un errore? C’è qualcosa di soprannaturale? Non lo anticipo, ma invito tutti a intercettare la forza dello scrittore nel delineare il carattere delle due protagoniste femminili. Rare volte, nella mia esperienza di lettore, mi sono imbattuto in una simile empatia.

Eva dalle sue rovine di Ananda Devi mi ha sorpreso per i verticalismi poetici della lingua, un francese ricco di commistioni, evocativo e potente. È la storia di quattro adolescenti che crescono in un sobborgo di Port Louis, una capitale di provincia, al largo delle coste africane. La forma è sperimentale, ma ricorda a tratti una tragedia antica: ciascun protagonista racconta la stessa storia dal proprio punto di vista; le quattro ricostruzioni si intrecciano, intervallate da un coro. Una storia di povertà, abbandono e violenza sui più deboli, le donne per prime. Senza retorica, però. Le opere impegnate sono spesso mediocri, sacrificano l’arte sull’altare della causa. Non è questo il caso: qui l’arte sublima la causa.

Infine, Antonio di Beatriz Bracher. Una storia brasiliana, scritta da un’autrice che ha rapidamente sedotto tutto il mondo, che si concentra sui dubbi esistenziali e i conflitti generazionali di una famiglia come molte, condizionata da liti, bugie, gelosie e traumi. Se ognuno di noi indagasse fino in fondo sulla propria genealogia, scoprirebbe senza dubbio di non essere la persona che crede. Una storia di identità e menzogna, una storia di amore e incesto. Se Mann e Faulkner scrivessero oggi, sarebbero molto simili a Bracher.

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Nicola Piccoli

Appassionato di narrativa, soprattutto americana, saggi storici, cinema, musica e sport. Tra i miei scrittori preferiti Hemingway, Steinbeck, Fante, Carver, Vonnegut, Capote, Ellroy, Richler. Sono cofondatore di Romanzi.it in cui mi occupo di comunicazione e ufficio stampa.

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