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Keller, un editore in viaggio

06/10/2023
Reading time: 10 minuti
Dal 2015 Keller Editore di Rovereto (Trento) ha saputo distinguersi nel panorama italiano e internazionale sia per un’elevata qualità editoriale, sia per un’accurata ricerca di temi e autori stranieri, in particolare provenienti da quell’area geografica un tempo connotata come Mitteleuropa.

Intervista pubblicata su blurb! #01 – Giugno 2021

Una casa editrice indipendente del Trentino, immersa tra splendidi filari di viti nei pressi di Rovereto, che negli ultimi quindici anni ha saputo distinguersi nel panorama italiano e internazionale sia per un’elevata qualità editoriale, nei contenuti e nella forma, sia per un’accurata ricerca di temi e autori stranieri, in particolare provenienti da quell’area geografica un tempo connotata come Mitteleuropa che spazia dall’Austria alla Germania all’Europa dell’est, ma che si è via via allargata anche a letterature di altri Paesi.
Per conoscere meglio questa piccola ma straordinaria casa editrice, abbiamo incontrato il fondatore, e da quel giorno anche direttore, Roberto Keller.

roberto keller foto lucia baldini
Roberto Keller (foto: Lucia Baldini)

Qual è stata la scintilla che ti ha fatto decidere di avviare una casa editrice?

Chi lo sa quando e come nasce veramente una casa editrice? Quando cominci a pensare di pubblicare un libro? Quando parti per conoscere meglio questo mestiere? Oppure quando, a un certo punto, hai in mano il primo prodotto reale a cui hai lavorato che è allo stesso tempo traguardo e partenza con le tante speranze e le tante domande che segnano ogni inizio?
Allora diciamo così: Keller editore ha festeggiato i primi libri in un giorno di neve a fine novembre 2005. Due libri: quello di un giovane autore peruviano Santiago Roncagliolo (Crescere è un mestiere triste) e una raccolta di racconti italiani dedicati al tema del fiume (Voci di fiume).

Gli esordi di Keller Editore

Come mai una casa editrice, oggi conosciuta per la sua vocazione alla traduzione, ha in realtà esordito con un’antologia di autori italiani?

Volevamo sondare il rapporto tra geografia e scrittura. In fondo il Trentino – la Keller ha sede a Rovereto – è attraversato da nord a sud dal fiume Adige e ogni valle, piccola o grande che sia, è segnata da un fiume o un torrente che ha di fatto contribuito a creare il paesaggio; eppure l’acqua e i suoi corsi non segnano l’identità e le opere letterarie trentine se non per piccole e rare esperienze. Quindi abbiamo chiesto ad alcuni autori locali e di altre regioni di scrivere un racconto su un fiume.

Cosa è cambiato dopo questo esordio?

Un libro in mano – anzi due – ti obbliga a confrontarti con tutto quello che viene dopo: diffusione, comunicazione, valore e forza di ciò che proponi e capacità di raggiungere le librerie. Il 2005 sembra vicino ma in quindici anni è cambiato tutto nel modo di comunicare e vendere libri e nella visibilità che può avere un editore agli esordi.
Nel 2006 Santiago Roncagliolo ha vinto il premio Alfaguara de Novela diventando subito famoso con il suo romanzo Abril Rojo (in Italia I delitti della settimana santa, Garzanti). Nel 2008 la Keller ha tradotto Il paese delle prugne verdi della rumena di lingua tedesca Herta Müller, tappa di un catalogo che via via si stava definendo su un’area geografica e letteraria che coinvolgeva gli ex possedimenti della Mitteleuropa asburgica e il mondo tedesco.

E così arriviamo al 2009…

Nel 2009 è successo qualcosa. E come capita talvolta quel qualcosa è accaduto in un momento in cui le motivazioni vacillavano. Fu un’estate di cammino, boschi, montagne e arrampicate. Poi il destino ha fatto la sua mossa: a ottobre 2009 Herta Müller ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura, spiazzando tutti. In quel momento in tanti si sono accorti della Keller ed è stata una nuova partenza. Ed eccoci ancora alla stessa domanda: quando nasce veramente una casa editrice? Forse è stato in quel momento.

Lo sviluppo della casa editrice e del catalogo Keller

Il Premio Nobel a Hertha Müller fu un riconoscimento straordinario: cosa ha comportato in termini di sviluppo della casa editrice e del vostro catalogo?

Da allora non ci siamo più fermati. Il numero dei collaboratori è aumentato così come quello dei libri e le letterature indagate. Abbiamo affiancato alla fiction anche i reportage e la saggistica e un catalogo che ormai abbraccia quasi tutte le lingue europee e ha attraversato l’Atlantico.

Il successo di questo vostro instancabile lavoro è testimoniato anche dai numerosi premi che avete ricevuto sia per quanto riguarda i romanzi pubblicati sia come casa editrice.

I premi dei nostri autori sono molti: dal Nobel al German Book Prize, dal Grand Prix dell’Académie française al Goncourt des lycéens, dal Premio Terzani al Magnesia Litera e al Booker Prize, solo per citarne alcuni, ma anche la casa editrice ha ottenuto alcuni importanti riconoscimenti ai quali siamo molto affezionati.

Nel 2010 Keller editore ha ricevuto la Menzione speciale del Premio Città di Fiesole mentre nel 2015 è arrivata la gradita sorpresa del Premio Lo Straniero: “Roberto Keller ha fondato a Rovereto nel 2005 una delle imprese più interessanti del nostro panorama editoriale, scegliendo come campo d’azione quello appassionante, perseguito con generosa curiosità e intelligenza insieme ai suoi collaboratori, delle letterature poco esplorate dall’editoria maggiore, europee e non solo, e delle letterature di confine. Gli dobbiamo molte felici scoperte, non ultima quella del Premio Nobel Herta Müller”.

L’identità di Keller: un editore alla scoperta delle letterature di confine.

Se dovessi racchiudere in una definizione la tua casa editrice, quale useresti?

La Keller ha una propria natura. Se si dovesse pensare a degli elementi del paesaggio, saremmo terra e montagna, saremmo fiumi e torrenti. Elementi che esistono e cedono parte di sé ai ghiacci e alle acque e in quelle acque si mescolano ad altro. La Keller nella sua storia è un po’ così. Si è costituita nel tempo con l’apporto di varie persone che via via si sono affiancate attorno a un nome, o meglio un cognome – perché Keller non è frutto di fantasia ma è il cognome di chi ha fondato la casa editrice. I nomi che hanno nel tempo curato le pagine che tutti possono leggere o che le hanno fatte vivere nei mille lavori che si nascondono dietro ai libri sono: Roberto, Eleonora, Sara, Giada, Paolo, Davide, Serena…

Approfondendo la vostra storia e la vostra identità, con questa forte propensione a scoprire le letterature di confine, possiamo dire che il viaggio sia un elemento fondamentale del vostro lavoro?

La Keller non è un editore a km zero. Non allarmatevi, non è una presa di posizione antiecologista.
Siamo un editore in viaggio. Lo siamo stati sin dall’inizio. D’altronde la Keller è nata in un territorio di confine con il gusto per libri e reportage capaci di raccontarci altri luoghi di questa complessa Europa. Quindi viaggiamo con le storie dei nostri libri che provengono da Austria, Germania, Svizzera, Francia, Romania, Bulgaria, Belgio, Balcani, Russia, Ucraina, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Canada, Spagna…
Ma abbiamo viaggiato sempre molto, con il mitico furgone Keller, anche insieme ai nostri libri per portarli ai lettori, per parlare con i librai, per partecipare a fiere.

Anche oggi si parte con lo zaino e il treno per raggiungere una città e conoscere i librai, altre volte raccontiamo i nostri percorsi di lettura accompagnandoli a vini mitteleuropei (e d’altronde per una casa editrice che si chiama Keller – ossia cantina – non poteva esserci scelta migliore!) per scoprire connessioni spesso invisibili tra terre e libri, tra storia e storie.

Il Catalogo di Keller Editore

Sono tre le collane all’interno del catalogo Keller.
Vie e Passi capaci di delineare, con semplicità, nell’alternarsi dei volumi pubblicati, lo scorrere dello sguardo sul mondo proponendo letteratura da varie nazioni straniere.
Razione K è invece una collana espressamente dedicata al reportage narrativo che si muove tra giornalismo, letteratura di viaggio e approfondimento. Nata nel 2014 ha accolto i reportage apparsi prima nelle altre collane e i nuovi lavori provenienti da grandi autori europei. Sono libri che vogliono offrire occasioni di pensiero, riflessione e conoscenza sull’attualità.
L’ultima nata di casa Keller è K Essay che invece si occupa di saggistica internazionale muovendosi tra storia, scienza, filosofia, pensiero e altre discipline.

Keller, la prima “storica” box di Romanzi.it

Noi di Romanzi.it siamo particolarmente legati a Roberto Keller e alla sua casa editrice perché nel giugno 2021 fu la prima box collezionabile che lanciammo sul mercato come neonata startup. Ricordiamo ancora bene le emozioni (e un pizzico di ansia) di quell’esordio con il quale iniziammo a proporre “il meglio dell’editoria indipendente”. Fu davvero un eccezionale punto di partenza: la Box 01 dedicata a Keller Editore andò esaurita nel giro di qualche mese e tante lettrici e lettori iniziarono a conoscere il nostro progetto, ad abbonarsi e a inviarci i loro complimenti e suggerimenti.

Con Roberto Keller il dialogo è poi continuato nel tempo e anche a maggio di quest’anno ci siamo incontrati al Salone del Libro di Torino e in più di un’occasione è stato per noi un prezioso punto di riferimento per la sua profonda conoscenza del mercato editoriale e delle sue specifiche dinamiche.

I tre romanzi della Box 01 dedicata a Keller Editore

I libri scelti per la Box 01 dedicata a Keller Editore appartengono alla collana “storica” della casa editrice, VIE, la prima a nascere. Piccolo formato e carte scelte come quella marcata della copertina. Sono tre libri che portano lontano geograficamente e nel tempo.

Sedici parole di Nava Ebrahimi è un libro di grande delicatezza e profondità e ci conduce dall’Europa in Iran e ritorno. Come si può capire dal nome dell’autrice anche la protagonista ha origini iraniane, si chiama Mona ed è cresciuta a Colonia lavorando da ghost writer e passando le serate come tutti i suoi coetanei tra concerti di musica nei club, amori e amicizie. La morte della nonna riporta Mona e la madre in Iran per il funerale. Questo ritorno aprirà una serie di porte rimaste chiuse e percorsi – talvolta sconosciuti – che raccontano l’Iran dello scià e della svolta degli Ayatollah, i segreti di famiglia e le domande che le due donne in viaggio (ma sono tante le donne forti del libro) si pongono su passato, presente e sulla felicità. I grimaldelli che aprono le porte del passato e dell’anima sono sedici parole iraniane che via via introducono vari capitoli. Sedici parole si è aggiudicato il premio come Miglior esordio dell’anno in Austria.

Decisamente più vicina è la terra in cui prende forma Bottigliette. Siamo nella Romania di Ceausescu dove due giovani, Alina e Liviu, che per mestiere accompagnano i turisti in visita al loro Paese, si innamorano e si sposano. La gioia però dura poco perché un giorno il fratello di Liviu fugge all’Ovest e perché Alina – nel frattempo diventata maestra – non denuncia una sua piccola allieva per il possesso di un fumetto francese, vietato in Romania. Ben presto i due, ciascuno in modo diverso, diventano vittime delle “attenzioni” della polizia politica (Securitate). Ogni cosa sembra crollare anche perché non tutta la famiglia è dalla parte di questi giovani sposi. Ma ecco che accade un evento inatteso e magico che imprime alla vicenda una svolta decisamente diversa. Libro veloce e poetico, gioca con la storia politica e drammatica della Romania e con le sue credenze e tradizioni di magia popolare, ma ben presto diventa un bellissimo ritratto di donna capace di affrontare scelte difficili e di trovare una propria strada e una propria realizzazione nella vita.

E a proposito di realizzazione ma anche di felicità, non poteva mancare Dalla parte del bene. Siamo in Repubblica Ceca, nel periodo che corre dalla Primavera di Praga alla caduta del comunismo. Non fatevi spaventare dai ricordi dolorosi di questi eventi e nemmeno dal piccolo carro armato in copertina al quale si oppone un giocatore di calcio. Ah, non è nemmeno un libro sul calcio! È invece un romanzo sulla ricerca della felicità mentre tutto il mondo sembra permeato da ben altre atmosfere e il piccolo protagonista riesce a trasformare in colore la grigia esistenza di un Paese. Si ride – spesso –, ci si interroga, si scopre l’amore e infine si fa il tifo per chi cerca di cambiare, partendo dalla propria quotidianità, la terra in cui vive.

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Nicola Piccoli

Appassionato di narrativa, soprattutto americana, saggi storici, cinema, musica e sport. Tra i miei scrittori preferiti Hemingway, Steinbeck, Fante, Carver, Vonnegut, Capote, Ellroy, Richler. Sono cofondatore di Romanzi.it in cui mi occupo di comunicazione e ufficio stampa.

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