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Ironweed romanzo di William Kennedy

Ironweed, di William Kennedy

17/01/2024
Reading time: 7 minuti
Recensione di Ironweed, romanzo di William Kennedy (premio Pulitzer nel 1984), con protagonista un vagabondo che fa ritorno alla sua città natale per affrontare i fantasmi del passato.

Storia di un povero diavolo

Il dolore del ritorno

Se potessi riassumere Ironweed in una frase, direi che sarebbe questa: nessuna storia può essere completa finché non ritorna dove è iniziata.
Il concetto di casa può essere un concetto ambivalente: è il primo luogo dal quale vogliamo fuggire, è dove vorremmo sempre tornare, è dove conosciamo a memoria ogni strada e ogni angolo, è dove anche se tutto cambia quello che riusciremo a vedere sarà sempre e solo il fantasma del passato.

Storia editoriale

Ironweed è un romanzo toccante e tragico pubblicato negli Stati Uniti nel 1983. L’autore è William Kennedy, newyorkese di Albany della classe del 1928, che infila nel protagonista Francis Phelan più di qualche tratto autobiografico: l’origine, il girovagare prima di tornare a vivere ad Albany, e il fatto di aver attraversato la grande depressione americana, un periodo storico che ci ha regalato più di qualche romanzo indimenticabile (basti pensare a un certo John Steinbeck e alle sue opere).

La resilienza di Ironweed

La storia editoriale di questo romanzo è già essa stessa una storia di resilienza, che torna poi tra le pagine del libro nella tenacia con cui Francis si attacca alla vita nonostante le sue innumerevoli sfortune: inizialmente Ironweed venne rifiutato da ben 13 editori, per venire poi finalmente pubblicato dalla Viking Press grazie all’autore Saul Bellow, vincitore di un Nobel per la Letteratura nel 1976, che nel romanzo vedeva un grande potenziale.

La conferma del successo

E Bellow non poteva avere più ragione: Ironweed vince subito un premio Pulitzer per la narrativa nel 1984 ed è un successo letterario da cui nel 1987 viene tratto un film con protagonisti due star di Hollywood del calibro di Jack Nicholson e Meryl Streep, nei ruoli rispettivamente di Francis Phelan, l’alcolizzato senzatetto, e la sua compagna di vita vagabonda Helen.
Il romanzo è ora edito in Italia da minimum fax e contenuto nella box 15 di romanzi.it, dedicata alle anime perse, ed è sicuramente una lettura azzeccata per il tema.

Ascesa e caduta di Francis Phelan

In Ironweed, il tema del ritorno è sicuramente uno dei principali, mentre seguiamo Francis Phelan nel doloroso viaggio che lo porta attraverso la sua città natale. Francis è un vagabondo, un senzatetto per sua propria scelta che vaga di città in città, barcamenandosi tra rifugi e piccoli lavoretti che gli danno di che vivere nell’America della Grande Depressione, dove anche i ricchi si sono trovati in crisi vedendo la loro vita cambiare radicalmente.
Figurarsi uno come Francis, un uomo che arriva da una famiglia agiata, con una carriera da giocatore di football professionista.

L’inizio della fine

Eppure anche la sua stella è destinata a cadere: Francis fa cadere il figlio neonato (in quello che lui chiama un momento di distrazione assolutamente non dettato dall’alcol che aveva in corpo), un terribile incidente che costa la vita al bambino e che innesca in lui una profonda crisi che lo spinge a lasciarsi dietro casa e famiglia per diventare un vagabondo, in viaggio tra treni e passaggi di fortuna.

Un autoesilio come espiazione

Francis si ritrova così catapultato da una vita piuttosto agiata dove era considerato una vera e propria star, a un’esistenza di ristrettezze e disagio, dove non è garantito nemmeno avere i calzini di ricambio, e soccombe all’alcol, che diventa il suo più costante compagno di vita. Sembra quasi che si stia punendo per la morte del figlio, negandosi la possibilità di avere una vita normale.
Francis torna ad Albany solo dopo vent’anni, nel giorno di Halloween, ed è qui che il romanzo si apre.

In Ironweed i protagonisti assoluti sono gli emarginati, vagabondi e senzatetto ai limiti della società.
In Ironweed i protagonisti assoluti sono gli emarginati, vagabondi e senzatetto ai limiti della società.

Compagni sgangherati

Ma Francis non è solo: la vita vagabonda gli regala dei compagni, per quanto incostanti possano essere, tra cui Rudy, un uomo dalla mente semplice che gira con Francis perché in due si garantisce l’uno per l’altro a detta sua, e Helen, che per Francis è come una moglie.
Helen è senza dubbio un raggio di luce per noi lettori, una presenza forte e delicata al tempo stesso, una donna malata ma con la mente salda, con una fortissima convinzione: lei e Francis presto riusciranno ad avere abbastanza soldi da parte per andare a stare in un appartamento, e non dovranno più vivere per strada.

Helen, il punto fermo

Alcune delle pagine più toccanti del romanzo sono proprio quelle che descrivono la vita passata di Helen, e i rimpianti che lei stessa si porta dietro da allora; ma da queste stesse pagine traspare una grande tenacia e uno spirito d’adattamento incredibile che le permettono di sopravvivere in un ambiente già duro, dove essere una donna non è per niente un vantaggio.
Attorno a Francis ed Helen si muove un cast di personaggi terribilmente umani, dagli altri vagabondi, che vivono di giorno in giorno e ognuno con le proprie tragedie, ai vari abitanti di Albany, che Francis riconosce dal suo passato e da cui non è capace di distaccarsi del tutto.

Fantasmi dal passato

Altro tema molto presente è proprio questo, il passato, che torna sempre a scagliare lunghissime ombre sul presente di Francis; e quale altra migliore rappresentazione dei peccati di ieri che dei fantasmi?
Francis è infestato dai suoi ricordi, e la narrazione si sviluppa anche attraverso lunghi flashback disordinati, che ci mostrano la vita di Francis e gli eventi che l’hanno portato alla strada, e come l’alcol sia diventato pian piano una sorta di mostro che lo consola nei momenti di afflizione.

Francis Phelan, l’uomo dei fantasmi

I fantasmi di Francis non sono solo metaforici: già nelle prime pagine del romanzo Francis ci viene descritto intento a conversare da lontano con le lapidi della sua famiglia, dei suoi genitori e del figlio piccolo che ha perso, dandoci l’impressione quasi comica di essere un po’ fuori di testa. Queste conversazioni ci lasciano intravedere uno scorcio nella mente di Francis: è un uomo costantemente tormentato dai propri errori e dal proprio passato, ma li affronta con una rassegnazione quasi apatica piuttosto che con rabbia o frustrazione, lasciandosi infestare e accettando passivamente quella che, in fondo, crede essere una punizione che merita per la sua mancanza.

La dolcezza nella miseria

Ironweed è un romanzo che non si sottrae dal mostrarci le parti più dure e crudeli della vita per gli emarginati, che in questo caso sono i senzatetto: non sono solo dei disgraziati, magari con un passato criminale, come a noi uomini e donne d’oggi piace pensare, ma anche persone normali che hanno perso tutto e che si sono ritrovate loro malgrado in circostanze sfavorevoli, e sono ora alla ricerca di un modo per tornare alla loro vita passata e riscattarsi.

La scrittura umana di Kennedy

Kennedy fa un ottimo lavoro nel descriverci le parti più tristi e misere della vita di Francis e dei suoi compagni, di come si arrabattano per vivere, dello squallore a cui si abituano pur di passare la notte con una parvenza di tetto sopra la testa, e in un commovente elogio all’umanità ci mostra anche la dolcezza che regna tra queste persone, soprattutto tra Helen e Francis, e la compassione di cui sono capaci, che a volte significa anche solo aiutare una compagna senzatetto ubriaca a sedersi contro un muro per non morire di freddo in mezzo alla strada.

L’umanità in Ironweed

La narrazione rimbalza tra passato e presente, ma non è confusionaria: sembra davvero di abitare nella mente di Francis, a tratti in balia dell’alcol e del dolore e a tratti lucidissima, che alterna momenti dove possiamo leggere della sua quotidianità ad Albany a momenti della sua infanzia che lo segnano come l’uomo che diventerà, sfociando quasi in un flusso di coscienza irrefrenabile di pensieri.
Leggendo Ironweed ci sentiamo profondamente partecipi della storia di Francis, anche nei momenti peggiori, e finiamo a tifare per lui nonostante tutto; Francis è un personaggio profondamente umano, nei suoi difetti come nelle sue qualità, ed è questo che ce lo rende così vicino.

Il messaggio di Ironweed

Ironweed non è soltanto la storia di un vagabondo che ritorna nel suo paese d’origine e fa i conti con cosa vi ha lasciato: è una storia di disperazione, violenza, squallore e miserie umane, ma è anche una storia d’amore, di speranza, dolcezza e redenzione, e di come dalle peggiori miserie può nascere quanto di più nobile abbiamo in noi stessi.

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Arianna Trevisan

Mi presento: sono Arianna, traduttrice per titolo di studi e accanita lettrice per passione. La lettura è per me molto più che uno svago o qualcosa da fare per rilassarmi: sono sempre stata una sognatrice, che nei mondi di carta e inchiostro si perderebbe per non uscirne più, e leggere per me è come respirare, l’unica costante passione della mia vita che mi ha accompagnato dall’infanzia all’età adulta.

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