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Il meglio dell’editoria indipendente

Bibliodiversità e ruolo degli editori indipendenti

Bibliodiversità, il ruolo fondamentale dell’editoria indipendente

23/11/2023
Reading time: 7 minuti
La bibliodiversità promuove la diversità culturale nel settore editoriale. Nel perseguirla in tutto il mondo è fondamentale il ruolo delle case editrici indipendenti che con libertà e autonomia aprono ai lettori orizzonti letterari inesplorati.

Libertà e autonomia delle case editrici indipendenti sono essenziali per garantire “diversità” nel panorama editoriale.

Come l’aria che respiriamo, invisibile ma essenziale alla vita, anche l’ampia offerta di proposte dalle quali possiamo attingere in campo editoriale è un elemento che molto spesso diamo per scontato. È invece un fattore di straordinaria importanza che poggia le sue basi su un assunto tanto semplice quanto fondamentale: il libro non è solo una merce che circola all’interno di un mercato, ma è un prodotto culturale capace di costruire e diffondere conoscenza e sviluppare nelle persone una coscienza critica.

In questo contesto assume una straordinaria importanza il concetto di bibliodiversità, termine che allude chiaramente alla biodiversità presente in natura, che fu coniato con una brillante intuizione da un gruppo di editori cileni alla fine degli anni Novanta, in occasione della creazione dell’associazione Editores independientes de Chile.

La bibliodiversità è la diversità culturale applicata al mondo del libro. Di fronte all’affermarsi nello scenario mondiale di un’editoria mainstream concentrata nelle mani di pochi grandi gruppi finanziari e caratterizzata da un’omologazione dei contenuti in chiave commerciale, il ruolo degli editori indipendenti diventa fondamentale per fare in modo che la diversità di voci e di pensiero che rappresenta il patrimonio culturale di un Paese non si impoverisca e, anzi, si manifesti con tutta la sua forza e unicità.

Bibliodiversità non significa solo quantità

La produzione massiva di libri dei principali gruppi editoriali (solo in Italia quasi 80 mila nuovi titoli pubblicati nel 2022, dati AIE), pur offrendo quantità e varietà di generi e argomenti, non è sufficiente a garantire la bibliodiversità. Questo perché la bibliodiversità non ha a che fare solamente con il numero di titoli disponibili sul mercato, ma si riflette sulla qualità e diversità dei contenuti e sulla possibilità di esplorare la ricchezza culturale di tante voci diverse da tutto il mondo.

Per fare qualche esempio, magari non tutti sanno che in Italia i romanzi di Annie Ernaux, Premio Nobel per la Letteratura nel 2022, li ha tradotti e pubblicati L’orma editore, oppure che Utopia Editore ha riscoperto i classici di Massimo Bontempelli o, ancora, che Cliquot Edizioni ha ritradotto un romanzo straordinario come Riso nero di Sherwood Anderson dando al testo originale nuova vitalità dopo la traduzione di Cesare Pavese per Frassinelli del 1932.

E cos’hanno in comune questi editori? Sono tutte case editrici indipendenti!

La bibliodiversità valorizza la qualità e diversità dei libri rispetto alla quantità.
La bibliodiversità valorizza la qualità e diversità dei libri rispetto alla quantità

La visione di lungo termine degli editori indipendenti

Ecco quindi che all’offerta più standardizzata dei maggiori gruppi editoriali, per ovvie ragioni di business più propensi a cavalcare tendenze culturali e sociali in voga in un determinato periodo storico, oltre che a generare un rapido turnover di titoli negli scaffali delle librerie, si affianca una proposta diversa delle case editrici indipendenti.

Un’offerta alternativa, ragionata, meno vincolata da logiche commerciali di breve periodo, che mira a costruire e sviluppare un catalogo che possa durare nel tempo. Questa visione si traduce nella scelta di privilegiare la qualità sulla quantità. Pubblichiamo meno ma pubblichiamo il meglio, potremmo sintetizzare in uno slogan. L’editore indipendente punta infatti a valorizzare su un arco temporale più lungo quelle opere in cui crede fermamente e su cui investe il proprio tempo e le proprie risorse.

Un altro aspetto da sottolineare parlando di bibliodiversità è che sbaglieremmo a vederla come frutto di una mera critica alle scelte e alle logiche commerciali dei colossi del settore, ma è piuttosto espressione della volontà di non accontentarsi di quanto appare premiato dal mercato e dalle classifiche per riuscire a guardare oltre.

Un obiettivo perseguito in primis dagli editori indipendenti attraverso un assiduo lavoro di ricerca, scouting, traduzione e valorizzazione di un testo, ma che a cascata si estende anche al loro pubblico. Pensiamo al desiderio unito alla curiosità di tante lettrici e lettori di esplorare nuovi orizzonti letterari, al di fuori della propria abituale “bolla di lettura”. Un percorso alla scoperta di editori, autori e libri di cui magari si ignorava l’esistenza ma che finiscono per arricchire il nostro bagaglio culturale e la percezione di noi stessi e del mondo che ci circonda.

In questo viaggio di scoperta e promozione della bibliodiversità l’editore indipendente, con la sua capacità creativa e le sue scelte innovative, la sua libertà di pensiero ed espressione e, non da ultimo, l’assunzione del rischio finanziario connesso all’attività editoriale, assume quindi un ruolo fondamentale.

L’unione (degli editori indipendenti) fa la forza!

Dal 2002 una forte spinta alla valorizzazione della bibliodiversità a livello planetario arriva dall’Alleanza internazionale degli editori indipendenti, che oggi annovera oltre 800 editori da 55 Paesi in tutto il mondo e ha notevolmente contribuito alla diffusione e alla promozione di questo termine in diverse lingue, in particolare attraverso le Dichiarazioni di Dakar (2003), Guadalajara (2005), Parigi (2007) e Città del Capo (2014), disponibile anche in italiano.

Inoltre, dal 2007 è stata istituita la Giornata internazionale della bibliodiversità che si celebra ogni 21 settembre (inizio della primavera nell’emisfero australe) ed è patrocinata dall’Unesco. Un’occasione per ribadire l’importanza di avere una produzione il più possibile diversificata, che permetta ai lettori di ogni Paese di scegliere non solo tra differenti generi e titoli, ma anche tra diverse edizioni.

In Italia gli editori indipendenti sono riuniti nella ADEI (Associazione degli editori indipendenti) dove sono confluite tre diverse realtà nate in momenti diversi: Fidare, Odei e Amici del Salone del Libro di Torino. La nuova rappresentanza degli editori indipendenti si è ufficialmente costituita durante il Salone Internazionale del Libro di Torino del 2018 sancendo una diaspora all’interno dell’AIE (Associazione Italiana Editori).

Le oltre 250 case editrici indie lamentavano una scarsa attenzione alle proprie istanze da parte di AIE, tra le quali la necessità di modificare la Legge Levi del 2011 per abbassare il tetto agli sconti sui prezzi dei libri, risultato poi raggiunto nel 2020 con la Legge 15, oltre ad essersi opposte l’anno precedente, in quella che fu definita la “guerra dei saloni”, alla decisione dei grandi gruppi editoriali di abbandonare il Salone del Libro di Torino, la principale fiera nazionale del settore, per organizzare nello stesso periodo a Milano l’evento fieristico “Tempo di libri”.

Anche in questo caso il tempo è stato galantuomo e, dopo un paio di anni, AIE ha rivisto la propria posizione tornando nel comitato di indirizzo del Salone del Libro di Torino, ristabilendo l’armonia nelle relazioni con ADEI.

L’importanza della traduzione per la bibliodiversità

Un ruolo importante nella promozione della bibliodiversità lo ricopre anche la traduzione che permette di diffondere nelle diverse lingue i libri di tutto il mondo favorendo lo scambio culturale. Anche su questo fronte gli editori indipendenti sono protagonisti ponendo la massima cura e attenzione alla qualità delle traduzioni dei propri libri. Essere capaci di restituire nella propria lingua il significato, ma anche i sottintesi e le sfumature di un testo è un lavoro di enorme complessità e fascino.

Come emerso durante il convegno “I traduttori come mediatori culturali” tenutosi a Bari nel 2014, i cui contributi sono poi stati raccolti nell’omonimo saggio edito da Franco Cesati Editore: “Il passaggio da una lingua all’altra e da una cultura all’altra non può avvenire senza conseguenze. Un’assoluta fedeltà letterale può creare un effetto straniante per il lettore nella cultura d’arrivo.

Tale straniamento magari non è presente nel testo di partenza, per via della comunanza culturale tra l’autore e i lettori dell’originale, perciò nell’atto pratico questo tipo di fedeltà comporterebbe un ‘tradimento’ del testo di partenza. Oggi per ‘fedeltà’ intendiamo piuttosto un’attenzione complessiva per tutti gli aspetti del testo, e il traduttore cerca di rendere sia il significato sia l’effetto dell’originale nella lingua d’arrivo. Bisogna comunque sempre tener presente che una traduzione è nel contempo una rilettura e una riscrittura, e non potrà mai essere una perfetta trasposizione dell’originale”.

La bibliodiversità è un valore prezioso da tutelare, un bene intangibile, come l’aria, che ci permette di diventare lettori e persone migliori, grazie all’impegno di tanti editori indipendenti in tutto il mondo.
Perché come scrisse Susan Hawthorne nel suo Bibliodiversity: A Manifesto for Independent Publishing: “Gli editori indipendenti e piccoli sono come piante rare che spuntano tra i cespugli più grandi ma aggiungono qualcosa di diverso, forse nutrono il terreno, portano colore o profumo nel mondo.”

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Nicola Piccoli

Appassionato di narrativa, soprattutto americana, saggi storici, cinema, musica e sport. Tra i miei scrittori preferiti Hemingway, Steinbeck, Fante, Carver, Vonnegut, Capote, Ellroy, Richler. Sono cofondatore di Romanzi.it in cui mi occupo di comunicazione e ufficio stampa.

  1. Grazie per questo articolo dettagliato! E anche per la spiegazione sulla traduzione. È interessante leggere i dietro le quinte!

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